Il Gender Pay Gap in Trentino
L’Ispat presenta l’aggiornamento al 2024
Il nuovo report predisposto dall’Ispat presenta l’aggiornamento al 2024 dell’indicatore Gender Pay Gap (GPG), che riassume le differenze retributive di genere in Trentino.
L’indicatore sul Gender Pay Gap (GPG), cioè il differenziale salariale donna-uomo, è utilizzato per mettere a confronto i salari medi percepiti da uomini e donne. Nel 2024, i dati Inps indicano per il Trentino un differenziale per i lavoratori a tempo pieno del settore privato pari al 15,4%. Il dato provinciale risulta più contenuto rispetto alla media del Nord-est (16,7%), ma sensibilmente superiore alla media nazionale (12,4%).
I dati dimostrano che il GPG tende ad essere più elevato nei territori con una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, misurata attraverso il tasso di occupazione. In Trentino (con un tasso di occupazione femminile pari al 65,8%), l’inclusione lavorativa diffusa evidenzia le reali dimensioni del fenomeno, a differenza di contesti con bassa occupazione dove il gap risulta più contenuto per un “effetto di selezione”.
Le differenze nelle retribuzioni tra uomini e donne sono il risultato di un confronto tra due popolazioni di lavoratori che presentano caratteristiche diverse. Il valore del GPG muta notevolmente in base all’orario di lavoro. Se per il tempo pieno il divario è del 15,4%, nel caso dei lavoratori a tempo parziale l’indice scende all’8,8%, evidenziando un livellamento delle retribuzioni medie giornaliere tra i generi.
Il differenziale retributivo tende ad aumentare progressivamente con l’età, riflettendo carriere maschili più dinamiche. Analizzando il solo tempo pieno, mentre le retribuzioni medie giornaliere delle lavoratrici crescono con un’intensità minore all’aumentare dell’età, quelle dei lavoratori mostrano invece una progressione evidente, passando dai 105,9 euro nella classe 30-34 anni ai 144,1 euro nella classe 60-64 anni, determinando l’ampliamento del GPG dal 10,4% al 22%.
L’analisi condotta per settore economico, considerando sempre i lavoratori e le lavoratrici a tempo pieno, conferma un differenziale retributivo quasi costantemente favorevole per gli uomini. L’unica eccezione si riscontra nell’industria estrattiva dove, a fronte di un’occupazione femminile particolarmente contenuta (pari al 6,1% del totale), si registra un GPG negativo (-2,5%) che riflette una retribuzione media delle lavoratrici superiore a quella dei colleghi.
Le maggiori differenze salariali si individuano nel settore dei servizi, principalmente nelle attività finanziarie e assicurative (26,6%), dove si rileva la più alta retribuzione media giornaliera per entrambe le componenti di genere, pari a 208,8 euro per i maschi e a 153,2 euro per le femmine. Divari particolarmente accentuati si registrano anche nelle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (24,5%), in quelle immobiliari (21,6%) e nelle attività professionali (21,2%). Una dinamica differente si osserva nei servizi di alloggio e ristorazione, dove la presenza femminile è maggiore (50,8% sul totale dei lavoratori dipendenti) e la retribuzione media giornaliera per entrambe le componenti di genere risulta essere tra le più basse dei settori economici analizzati, con un differenziale di genere che scende al 13%.
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