Le tendenze dell’occupazione in Trentino
L’Ispat, l’Agenzia del lavoro e la Cciaa di Trento presentano i dati relativi al quarto trimestre 2025
L’Ispat, l’Agenzia del lavoro e la Cciaa di Trento diffondono la Nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione in Trentino per il quarto trimestre 2025. La Nota è frutto della collaborazione sviluppata tra i tre istituti per produrre informazioni armonizzate e coerenti sulla struttura e sulla dinamica del mercato del lavoro in provincia di Trento, nonché monitorare le prospettive della domanda di lavoro e dei fabbisogni professionali e formativi espressi dalle imprese.
Guardando all’offerta di lavoro, nel quarto trimestre 2025 il mercato del lavoro trentino evidenzia una dinamica in espansione: rispetto allo stesso trimestre del 2024 l’occupazione aumenta (+0,8%), spinta principalmente dalla crescita dell’occupazione femminile (+1,7%), mentre i maschi occupati rimangono sostanzialmente stabili (+0,1%). Il tasso di occupazione (15-64 anni) sale al 72% (76,3% gli uomini, 67,6% le donne) con un aumento di 0,7 punti percentuali. Nel confronto territoriale, il tasso di occupazione del Trentino si posiziona su un livello superiore rispetto sia a quello della ripartizione Nord-est (69,9%) sia alla media nazionale (62,4%).
Le persone in cerca di occupazione sono poco meno di 6,3 mila unità, in aumento su base annua (+9%) coinvolgendo esclusivamente la componente femminile. Il tasso di disoccupazione (15-74 anni), pari al 2,4% (1,6% gli uomini, 3,4% le donne), rimane sostanzialmente stabile (+0,2 punti percentuali). Nel confronto territoriale, il tasso di disoccupazione del Trentino si conferma inferiore rispetto sia a quello del Nord-est (3,9%) sia al valore medio registrato per l’Italia (5,5%).
Dal lato della domanda di lavoro, le fonti amministrative confermano la crescita rilevata nei trimestri precedenti dello stock delle posizioni lavorative dipendenti (+1,5%). L’agricoltura aumenta del 4,2%; dinamica positiva anche per le costruzioni (+2,7%), mentre l’industria in senso stretto registra una lieve flessione (-0,3%). Il terziario conferma l’andamento positivo dei trimestri precedenti con una crescita su base annua dello stock di occupati alle dipendenze dell’1,7%, trainata dal comparto dei pubblici esercizi (+3,3%) e dai servizi alle imprese (+2,1%).
La domanda di lavoro delle imprese trentine evidenzia una dinamica in crescita, dopo la sostanziale stabilità registrata nel trimestre precedente: tra ottobre e dicembre 2025 si contano in provincia di Trento 44.109 nuovi rapporti di lavoro, 654 assunzioni in più (+1,5%) rispetto allo stesso trimestre del 2024. Sul fronte delle cessazioni lavorative si registra un aumento (+1,6%), che porta a un saldo occupazionale trimestrale negativo, con le uscite che prevalgono sulle entrate, comprese le trasformazioni, per 2.206 unità. Il ricorso alla cassa integrazione guadagni (Cig) da parte delle imprese industriali trentine registra su base annua un calo del 21,6%, dovuto soprattutto alla componente straordinaria (Cigs), che si riduce del 91,4%; di minore intensità invece la flessione della componente ordinaria (Cigs) (-10,2%).
Considerando le previsioni occupazionali, per il secondo trimestre 2026 si conferma l’incremento dei fabbisogni occupazionali espressi dalle imprese trentine; queste prevedono di effettuare 25.440 nuove assunzioni: un dato in aumento (+12,2%) rispetto allo stesso periodo del 2025. Il settore dei servizi assorbe la quota maggiore dei nuovi ingressi previsti (84,4%), trainato dal comparto turismo-ristorazione. Le figure più richieste restano quelle con profilo esecutivo e a bassa specializzazione, come esercenti della ristorazione, personale non qualificato nei servizi di pulizia e addetti alle vendite, che coprono il 55% delle entrate complessive previste. Le maggiori difficoltà di reperimento interessano le professioni ad elevata qualificazione (68,1%), con punte superiori al 90% per i tecnici della salute e all’80% per gli ingegneri; seguono gli operai specializzati e i conduttori di impianti e macchine (62,2%), sfiorando l’82% per gli operai edili.
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