Effetti del Covid-19 su comportamenti sociali e lavoro
L'Ispat presenta i dati relativi all'Condizioni di vita delle famiglie trentine
Il nuovo report predisposto dall’Ispat presenta una analisi delle conseguenze della pandemia da Covid-19 in Trentino. Lo studio utilizza i dati raccolti attraverso l’indagine Condizioni di vita delle famiglie trentine, edizione 2023.
I due anni di pandemia da Covid-19 hanno avuto anche in Trentino un considerevole impatto su cittadini e imprese. Il confronto tra l’anno 2022, il primo senza restrizioni pesanti alla libertà di circolazione delle persone, e il periodo prepandemico consente di evidenziare alcuni cambiamenti intervenuti nelle abitudini della popolazione e nel mercato del lavoro.
Confrontando il periodo pre-Covid e l’anno 2022, la frequentazione degli esercizi di ristorazione, come ristoranti e pizzerie, rimane uguale per il 55,7% dei residenti in Trentino mentre diminuisce per il 27,1%. Anche l’abitudine a recarsi in negozi e centri commerciali subisce un contraccolpo, in quanto non varia per il 60,2% dei cittadini, ma cala per il 26,5%.
La partecipazione ad attività culturali non è ripresa completamente dopo gli anni dell’emergenza Covid: la frequentazione di cinema, teatri e concerti risulta invariata per il 36% dei trentini e ridotta per il 24,2%. La frequentazione di musei e mostre si mantiene stabile per il 35,8% e diminuisce invece per il 20,3%; quella delle biblioteche non cambia per il 25,9% e decresce per il 15,4% (ma il 50,4% continua a non frequentare le biblioteche).
La visita in giornata di borghi e città si conferma per il 54% delle persone e cala per il 17% mentre aumenta per l’11,5%. Le passeggiate, escursioni nella natura incluse, mostrano l’unica prevalenza di frequenza in aumento: il 22,5% dei cittadini fa più spesso escursioni e passeggiate, a fronte del 14,7% che le ha ridotte e del 54,3% che non cambia questa abitudine.
Guardando alle conseguenze del periodo di crisi sul lavoro, gli occupati che dichiarano di avere subìto conseguenze sulla vita lavorativa a causa del periodo pandemico rappresentano il 17,7%: il 9,4% ha sperimentato periodi di pausa, l’1,7% non è stato richiamato al lavoro nel caso di occupazioni saltuarie, l’1,3% si è dimesso, lo 0,7% è stato licenziato, il 4% ha registrato gravi perdite in caso di attività autonoma e infine lo 0,7% ha chiuso la propria attività.
Fra i lavoratori dipendenti che hanno sperimentato periodi di pausa durante il periodo di crisi sanitaria da Covid-19, l’incidenza è maggiore nel settore secondario, con il 20,6%; seguono commercio e altri servizi privati, con il 12% circa; diversamente, nel comparto PA, scuola, sanità e nel settore primario, le pause sono state minime (al di sotto del 4%).
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