Il commercio nelle province di Grosseto e Livorno
La Cciaa diffonde una nota con dati e tendenze 2010-2024
La Camera di commercio della Maremma e Tirreno diffonde un’analisi volta a delineare dati e tendenze nel periodo 2010-2024 del commercio in provincia di Grosseto e Livorno.
Nel 2024 le sedi d’impresa registrate presso la Camera ammontano a circa 11.800 unità e sono suddivise fra le 3.284 operanti all’ingrosso, le 5.793 al dettaglio in sede fissa e le 2.764 al dettaglio tramite altre forme commerciali. Nella distinzione territoriale, 7.560 operano in provincia di Livorno (pari al 64% del totale) e 4.281 in quella di Grosseto.
Il commercio pesa per il 21,8% sul tessuto economico locale, percentuale leggermente inferiore sia a quella regionale (22,5%) sia nazionale (23,3%) e che risulta come sintesi di due situazioni provinciali assai diverse: a Grosseto l’incidenza è pari a 17 punti percentuali mentre a Livorno raggiunge i 26.
Dal 2010 il commercio locale ha perso quasi il 12% del patrimonio imprenditoriale: tale perdita è stata particolarmente evidente per il dettaglio (-14,5%) ed un po’ più contenuta per l’ingrosso (-9,1%). Resta al contrario sostanzialmente stabile il comparto collegato agli auto-motoveicoli.
Gli addetti presso le sedi d’impresa registrate nelle province di Livorno e Grosseto ammontano ad oltre 32 mila unità a fine 2024 ma erano quasi 38 mila quindici anni prima: per una flessione totale del 14,3%, più ampia di quella calcolata per le sedi d’impresa (-11,8%).
Le unità locali che fanno riferimento ad imprese del commercio si contano in 5.190 unità a fine 2024, circa 200 in più rispetto al 2010, in termini relativi sono cresciute del 3,6% in 15 anni. Mostrano dunque un andamento opposto rispetto alle sedi d’impresa.
L’andamento storico per comparti mostra una situazione assai variegata: ad una blanda diminuzione delle UL dell’ingrosso (-1,4%) fanno da contraltare una modesta crescita di quelle del dettaglio (+3,2%) ed una, decisamente più consistente, delle UL del comparto veicoli (+20,6%).
Nell’analisi per settore merceologico, infine, emerge la predominanza numerica del non alimentare (47% del totale) sull’alimentare (17%) e sul settore promiscuo (9,8%); la componente “non rilevabile” incide per il restante 26%.
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