Il lavoro dipendente in Friuli-Venezia Giulia
L’Ires pubblica una nota con i dati del 2024
L’Ires Friuli-Venezia Giulia analizza in una nota i dati del 2024 sul lavoro dipendente. I dati provengono dall’archivio Inps delle denunce retributive mensili e riguardano il settore privato non agricolo, con esclusione del lavoro domestico.
Nel documento si legge che in Friuli-Venezia Giulia, i lavoratori dipendenti nel settore privato sono 381.089, con una crescita dell’1,5% rispetto al 2023 e del 9,8% rispetto al 2018, confermando una tendenza positiva iniziata nel 2015 e solo momentaneamente interrotta dalla pandemia. Nel periodo 2018-2024, l’aumento riguarda tutto il territorio regionale, con una crescita inferiore alla media solo nel pordenonese (+7,2%) e con un incremento più sostenuto per le donne (+10,2%) che per gli uomini (+9,4%). Rispetto alle fasce d’età, aumentano gli over 55 (+47,1%) e gli under 35 (+17,2%) mentre diminuiscono gli occupati nella fascia 35-44 anni (-10,9%), in linea con le tendenze demografiche. Nello stesso periodo di tempo, i lavoratori non comunitari crescono del 57,9% (circa 20 mila unità in più), in misura molto maggiore di quelli provenienti dall’Unione europea (+4,5%).
Con riferimento alle tipologie contrattuali, aumentano prevalentemente i contratti a tempo indeterminato (+11,5%, pari a +28.122 unità) ed è rilevante la dinamica dell’occupazione stagionale (+36,7%, pari a +2.945 unità). Gli occupati a tempo pieno crescono dell’11,3%, in misura quasi doppia rispetto a quelli a tempo parziale (+6,4%). A livello settoriale, l’espansione più consistente riguarda l’edilizia (+34,4%), favorita dalle consistenti agevolazioni fiscali degli ultimi anni, seguita dal comparto alberghiero e della ristorazione (+18,9%).
Nel 2024, la retribuzione media annua lorda in Friuli-Venezia Giulia è 25.114 euro (19.726 euro per le donne, 29.292 per gli uomini), un dato che colloca la regione al sesto posto a livello nazionale e Trieste all’undicesimo nella graduatoria delle province, con un importo medio di quasi 27 mila euro. Se si considerano solo gli occupati che hanno lavorato per l’intero anno con un contratto a tempo pieno (poco più del 50% del totale), l’imponibile medio sale a 35.907 euro, in aumento del 10,0% rispetto al 2018. In termini reali, la variazione delle retribuzioni è però decisamente negativa (-6,1%) ed evidenzia la generale perdita di potere d’acquisto dei salari per gli effetti dell’inflazione che, in base all’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, è del 17,2% nel periodo 2018-2024.
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