L’economia del Friuli-Venezia Giulia
La Banca d’Italia pubblica il rapporto annuale regionale
Tipo di prodotto: rapporto
Periodo di riferimento: anno 2025
Anno di edizione: 2026
Disponibile su www.bancaditalia.it/
L’economia del Friuli-Venezia Giulia fa parte della serie di rapporti annuali della collana Economie regionali, curati dalla Banca d'Italia e dedicati all’analisi della struttura economica e finanziaria delle economie locali. Le pubblicazioni, contenenti le informazioni riferite al 2025, sono basate sull’elaborazione di varie fonti di dati, tra cui le statistiche ufficiali prodotte da Inps, Ministero dello sviluppo economico, Istat e Agenzia delle entrate.
Nel 2025, l’attività economica in Friuli-Venezia Giulia continua a crescere, nonostante le tensioni commerciali per i dazi statunitensi e l’elevata incertezza geopolitica. Nel confronto con il 2024, il Pil della regione aumenta dello 0,7%, in misura lievemente superiore alla media nazionale. L’attività industriale torna a crescere dopo un triennio di flessione, soprattutto per il buon andamento delle esportazioni, che interessa tutti i comparti a eccezione della metallurgia e dell’elettronica. Il valore aggiunto del settore aumenta dell’1,9% a prezzi costanti; una crescita superiore a quella nazionale che comporta una riduzione del divario accumulatosi a partire dal 2022. Nel settore edile il valore aggiunto cresce del 2,6%, sostenuto, nel comparto non residenziale, dagli ingenti investimenti in opere pubbliche e, in quello residenziale, dagli interventi finanziati dal Pnrr nell’ambito della rigenerazione urbana e della riqualificazione dell’edilizia pubblica. Le presenze turistiche aumentano del 6,5% e il numero di passeggeri transitati per l’aeroporto di Trieste cresce del 25,2% grazie anche all’ampliamento dell’offerta da parte delle compagnie aeree.
Nel 2025, il numero di occupati rimane costante, dopo l’incremento dell’1,5% nell’anno precedente. Il tasso di occupazione diminuisce lievemente e si attesta al 69,4%, interrompendo la crescita del triennio precedente. Tra il 2021 e il 2025 il divario negativo tra il tasso femminile e quello maschile si riduce gradualmente, passando da 14,2 a 10,4 punti percentuali, collocandosi molto al di sotto della media italiana, stabile a 18 punti percentuali.
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