Osservatorio sul sistema dell'informazione
Online la pubblicazione annuale dell'Agcom che offre un quadro del sistema dell'informazione in Italia
Tipo di prodotto: Osservatorio annuale
Periodo di riferimento: anni 2019-2025
Anno di edizione: 2026
Disponibile su: www.agcom.it/
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) diffonde la seconda edizione dell’Osservatorio sul sistema dell’informazione, una pubblicazione che analizza, con cadenza annuale, le dinamiche dell’offerta e del consumo di informazione in Italia. L’Osservatorio ha l’obiettivo di monitorare e comprendere, descrivendone anche l'evoluzione nel tempo, le caratteristiche del sistema informativo italiano, in un contesto di profonde trasformazioni delle modalità di produzione e fruizione delle notizie. La crescente digitalizzazione, infatti, impone una riflessione sistematica e strumenti di monitoraggio capaci di cogliere tali cambiamenti.
Il rapporto approfondisce il tema di quali siano oggi i principali mezzi di informazione utilizzati (considerando televisione, radio, quotidiani e internet), indagando anche la fiducia dei cittadini nei mezzi di comunicazione a scopo informativo, l'affidabilità e le motivazioni di coloro che non si informano; questi aspetti sono descritti anche in rapporto ad alcune caratteristiche anagrafiche e sociali della popolazione. La pubblicazione, inoltre, dedica una sezione all’offerta informativa della televisione generalista (telegiornali e programmi “extra tg”).
Nel rapporto si legge che, dal 2023, la televisione non è più il primo mezzo di informazione per gli italiani, venendo superata da internet, una tendenza che prosegue anche nel 2025. Nel primo semestre 2025, infatti, il 55,8% degli italiani utilizza la Rete per informarsi mentre il 43,5% usa la televisione. In particolare l’accesso alle news online passa soprattutto da social network (25,1%) e motori di ricerca (24,7%) mentre siti e app degli editori tradizionali (radio, tv e stampa) sono usati per informarsi dal 30% degli italiani; i quotidiani e periodici online crescono al 14,5% (+2,7 punti percentuali rispetto al 2023). Rilevante tra i più giovani è il ruolo delle piattaforme di condivisione video.
La centralità del digitale non si traduce però in disponibilità a pagare: solo il 6,1%, infatti, ha un abbonamento ai quotidiani online e la quota di chi manifesta la volontà di abbonarsi in futuro a uno o più quotidiani online supera di poco il 14%. Quando un contenuto è bloccato da paywall, le pratiche più diffuse per recuperarlo sono cercare la stessa notizia sui motori (27,5%), consultare testate gratuite (26,3%) o attendere che ne parlino radio e tv (22,8%).
Il consumo di informazione è sempre più differenziato tra le generazioni: il 40,7% dei giovani tra i 14 e i 24 anni si informa esclusivamente online, mentre tra gli over 65 la televisione resta il canale principale (59,8%); l’utilizzo degli strumenti digitali, tuttavia, cresce molto velocemente. Per le fasce intermedie della popolazione prevale la multicanalità, con una forte integrazione tra mezzi tradizionali e rete.
Riguardo al tema della fiducia, nel complesso si riscontra un calo nei livelli fiducia nelle fonti informative: si riduce la percentuale di persone che manifesta un livello alto o moderato di fiducia e aumenta quella di chi dichiara di averne poca. Anche se i consumi si spostano sul digitale, la fiducia resta più alta per i mezzi tradizionali: il 35,9% della popolazione manifesta, infatti, un alto livello di fiducia per radio, stampa e tv, a fronte del 20% per i mezzi online. Il passaparola, cioé le informazioni provenienti da familiari e amici, mantiene un livello di fiducia alto (30,2%) ed è il mezzo con il livello di sfiducia più basso (6,6%).
Lievi differenze nei livelli di fiducia si riscontrano considerando le fasce di età: in particolare la quota di coloro che affermano di non avere nessuna fiducia cresce con l’età, passando dal 10,3% nei giovani al 15,9% negli anziani. La classe di età 35-49 anni è quella che ripone più fiducia nei mezzi informativi. Per i mezzi online il livello di fiducia è molto basso anche tra i giovani, presentando differenze minime dai 14 ai 64 anni.
Il mezzo più affidabile per chi ha un titolo di studio basso (elementari o media inferiore) è il servizio pubblico televisivo (47,4%) mentre la stampa è percepita come più autorevole dai profili più istruiti (21,9%); anche le fonti online sono considerate più affidabili con l’aumentare del titolo di studio. I social network e gli influencer sono in fondo alla classifica dell’affidabilità per tutti i profili considerati.
L’Osservatorio, inoltre, registra nel 2025 una tendenza alla diminuzione del consumo informativo, con un’ampia area di popolazione che si allontana dalle notizie: un italiano su cinque, infatti, dichiara di informarsi raramente o di non informarsi affatto. Le notizie sono in generale percepite come ripetitive (22,3%), negative (18,1%), generatrici di ansia e stress (15,2%), eccessive (14,4%); si aggiunge la mancanza di fiducia nei giornalisti (14,6%). Le motivazioni variano con l’età e incidono anche fattori come disponibilità di tempo, livello di istruzione e reddito.
Infine, l’offerta informativa della televisione generalista nel 2025 subisce una contrazione del 7% rispetto al 2024 e dell’11,9% rispetto al 2019. Mentre i telegiornali tengono, a crollare sono i programmi "extra tg" (talk show e approfondimenti), ridottisi dell’11,3% rispetto al 2024 e del 16% rispetto al 2019.
Categorie: Cultura, comunicazione e tempo libero | Agcom - Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
