Rapporto famiglia e lavoro
Sviluppo Lavoro Italia pubblica il rapporto che descrive le caratteristiche e le tendenze del lavoro nelle famiglie italiane
Tipo di prodotto: Rapporto annuale
Periodo di riferimento: 2024
Anno di edizione: 2025
Disponibile su: https://www.sviluppolavoroitalia.it/
Sviluppo Lavoro Italia diffonde l’undicesima edizione del Rapporto famiglia e lavoro, che offre un quadro della partecipazione delle famiglie al mercato del lavoro. La pubblicazione, inclusa nel Psn, riporta dati relativi al periodo 2021-2024 con approfondimenti al livello territoriale, mettendo in evidenza fattori di forza e criticità che incidono sull’inclusione lavorativa, in particolare di giovani e donne.
Nel 2024, tra le famiglie con almeno un 15-64enne residenti in Italia, sono presenti 2,3 milioni di nuclei in cui nessun componente percepisce redditi da lavoro o da pensione. L’incidenza delle famiglie senza redditi da lavoro o prestazione pensionistica si è ridotta tra il 2021 e il 2024, passando dal 14,9% al 12,1% del totale, come riflesso del consolidamento della crescita occupazionale.
Il numero di famiglie con almeno un occupato passa da 15 milioni a 15,5 milioni (+2,9%). Crescono in modo significativo anche i nuclei con due o più occupati (+9,7%). I nuclei privi di percettori di reddito da lavoro e da pensione sono più diffusi nel Mezzogiorno (1,3 milioni, 21,6% del totale ) rispetto al Centro (357 mila, 9,5%) e al Nord (592 mila, 6,7%).
Riguardo ai giovani, tra i vari dati emerge che nel 2024 la quota di Neet (Not in Education, Employment or Training) 15-29enni è pari al 15,2%. Le famiglie con almeno un Neet sono 1,2 milioni, poco meno del 19% del totale delle famiglie con almeno un 15-29enne. I giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato prematuramente l'istruzione e la formazione o Elet (Early leavers from education and training) sono 399 mila, una quota pari al 9,8%. Le famiglie con uno o più componenti Elet sono 370 mila, l’11% circa delle famiglie con almeno un 18-24enne. I giovani tra i 15 e i 29 anni disoccupati di lunga durata sono 204 mila, poco meno del 42% dei giovani 15-29enni disoccupati in totale.
Nel complesso, nel 2024 sono circa 1,4 milioni le famiglie con almeno un giovane tra i 15 e i 29 anni in condizione di fragilità (Neet, abbandono scolastico o disoccupazione di lunga durata), pari a poco meno del 22% dei nuclei con giovani. Questo valore mostra una diminuzione di circa 9 punti percentuali (nel 2021 erano circa 2 milioni, pari al 30,8%). Inoltre, la condizione di vulnerabilità dei giovani, misurata con i tre indicatori considerati, sembra inserirsi in contesti familiari caratterizzati da una più generale fragilità socioeconomica, essendo più presente in nuclei privi di occupati e di pensionati.
Riguardo ai divari di genere, tra i vari dati emerge che all’interno delle coppie nelle quali lavora un solo partner, nell’85% dei casi è l’uomo a lavorare e solo nel 15% la donna. Nei nuclei con figli è occupato il 59,9% delle partner donna a fronte dell’87,3% dei partner uomo mentre nei nuclei senza figli il divario è minore (64,6% a fronte dell'80,5%). Il fatto di essere mediamente più istruite migliora l' inserimento occupazionale delle donne ma non consente di abbattere il divario di genere: lavora, infatti, l’84,5% delle donne laureate, a fronte del 95,8% uomini laureati; considerando il diploma, la percentuale di donne occupate scende al 62,6% mentre per gli uomini si attesta all’89,4%.
Il rapporto si sofferma anche sul tema del lavoro atipico: dai primi anni duemila, la progressiva diffusione del lavoro temporaneo e a tempo parziale ha modificato la struttura occupazionale del mercato del lavoro italiano. Dal 2000 al 2021, infatti, gli occupati dipendenti a tempo determinato sono passati da 1,5 milioni a circa 2,9 milioni (+90,3%). Nel periodo tra il 2021 e il 2024, grazie alla ripresa occupazionale, si verifica una inversione di tendenza: a fronte di un calo del lavoro a tempo determinato (-129 mila, pari a -4,4%), si ha un incremento di 1,3 milioni di occupati permanenti (+9,1%), a cui si aggiunge una riduzione del part time involontario (dal 62,8% al 51,3% del totale dell’occupazione part-time). Nel 2024, si osserva che il 37% dei nuclei monogenitoriali con almeno un percettore di reddito da lavoro è privo di occupati permanenti a tempo pieno; di contro, l’incidenza scende al 19,6% tra le coppie con figli.
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