Rapporto sulla mobilità in Italia
L'Isfort pubblica la 22^ edizione della pubblicazione
Tipo di prodotto: Rapporto annuale
Periodo di riferimento: 2023-2025 (primo semestre)
Anno di edizione: 2025
Disponibile su: www.isfort.it/
Il 22° Rapporto sulla mobilità in Italia curato dall'Isfort offre un quadro complessivo delle dinamiche degli spostamenti degli italiani. La pubblicazione si basa principalmente sull’ampio insieme di dati derivati dall’Osservatorio Audimob e su altri dati derivati da fonti ufficiali, tra cui il Mit, l’Istat e l’Aci.
La prima parte del rapporto è dedicata a un’ampia analisi della domanda di mobilità, a partire dai dati dell’Osservatorio Audimob dell'Isfort. La seconda si concentra sui comparti principali del trasporto passeggeri, in particolare la mobilità privata motorizzata, la micromobilità, la mobilità pubblica e la sharing mobility; include inoltre un capitolo dedicato alla sicurezza stradale. La terza parte discute le prospettive per il Paese legate alle linee di cambiamento che stanno orientando politiche e dinamiche della mobilità, tra cui la transizione energetica e ambientale, la transizione digitale, l’innovazione tecnologica, la pianificazione sostenibile della mobilità nelle città. Chiudono il rapporto un allegato statistico contenente la serie storica delle rilevazioni dell’Osservatorio Audimob (2000-2023) per gli indicatori che descrivono la domanda di mobilità e un’appendice metodologica.
La stima dell’indagine Audimob evidenzia per il primo semestre del 2025 un volume di spostamenti complessivi della popolazione tra 14 e 85 anni, nel giorno medio feriale, pari a 102,7 milioni, il 6,4% in più rispetto al primo semestre del 2024. Il livello pre-Covid (2019) è stato quasi del tutto recuperato (gap inferiore al 3%). Guardando invece alle percorrenze (km percorsi per persona) la tendenza è molto diversa, il dato del primo semestre 2025 è stabile rispetto allo stesso periodo del 2024, in leggero declino (-0,9%).
Riguardo ai mezzi di trasporto, la mobilità pedonale si attesta nel primo semestre del 2025 al 20,6%, un po' meno dello stesso periodo 2024, la mobilità ciclistica (e micromobilità) mostra la crescita più significativa di share, superando per la prima volta la soglia del 5%, con un rilevante aumento rispetto al 2019 (3,3%), la mobilità collettiva sale all’8,9% (quasi un punto in più rispetto 2024) e anche il dato dell’intero 2024, pari a 9,1%, migliora di mezzo punto la quota del 2023, pur mantenendo un gap rispetto al dato del 2019 (10,8%). Per converso, cede qualche punto la mobilità privata motorizzata. Pur restando l’uso dell’automobile dominante nel Paese, la quota dell’auto nel primo semestre 2025 scende al 60,8% (dal 63,1% del primo semestre 2024); il dato dell’intero 2024 è 61,1% (ben tre punti e mezzo in meno rispetto al 2023). Cresce, inoltre, il peso dell’auto usata in condivisione, salito al 12,9%.
La dipendenza delle famiglie italiane dall’auto privata rappresenta non solo una questione ambientale ma anche economica e sociale. Nel 2023, infatti, la spesa media per l’auto in Italia era stimata in 334 euro al mese (dati Istat-Aci), una cifra in crescita che incide pesantemente sui bilanci familiari (+14,5 % sul 2020). A crescere di più sono sia le componenti di costo più rigide come le spese per l’acquisto del veicolo (+23,9% sul 2020) che le spese variabili, come carburanti (+19%), pedaggi autostradali (+22%), riparazione e manutenzione (+15%).
L’elettrificazione della mobilità prevista dalla transizione energetica è un obiettivo che appare problematico sotto l'aspetto dell'accessibilità sociale. Le principali barriere percepite riguardano il costo d’acquisto elevato (4,19/5 nella scala di importanza), la scarsità di infrastrutture di ricarica (3,95), i tempi di ricarica lunghi e la difficoltà di accesso a punti di ricarica sicuri (3,93).
L’innovazione tecnologica, inoltre, è una condizione necessaria per il successo della transizione ecologica. Nel settore dei trasporti, per esempio, l’uso dei dati in tempo reale può ridurre del 10–15% i chilometri percorsi dai veicoli privati e del 20–30% i tempi medi di attesa del trasporto pubblico locale.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio europeo per la sicurezza stradale, in Europa i decessi per incidenti diminuiscono, ma con progressi lenti e disomogenei. Negli ultimi cinque anni l’Italia registra un calo modesto (-4%), inferiore alla media europea e distante dai risultati più virtuosi di altri paesi. Anche nel lungo periodo (ultimi dieci anni), la riduzione nazionale (-11%) resta sotto la media Ue (-16%), con un tasso di mortalità che rimane tra i più alti tra i grandi Paesi europei.
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