L'obiettivo generale del progetto è quello di monitorare la mortalità perinatale nel Paese integrando le informazioni ricavate dai flussi sanitari correnti con quelle raccolte attraverso la sorveglianza attiva della mortalità perinatale. In questo modo, oltre a descrivere l'andamento del fenomeno nel tempo, sarà possibile descrivere fattori di rischio, cause ed evitabilità dei decessi perinatali. Un obiettivo specifico del progetto riguarda l'armonizzazione degli indicatori di mortalità perinatale sia a livello nazionale che internazionale, grazie al coinvolgimento dell'Istat e del Ministero della Salute che calcolano e diffondono tali indicatori. Per poter ottemperare alla classificazione proposta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità i casi da considerare al numeratore sono tutte le morti fetali a partire dalla 22ma settimana di gestazione. I dati raccolti dal progetto rilevano questi casi pertanto è possibile calcolare l'indicatore di mortalità perinatale. Per fare un confronto con i dati nazionali però è necessario considerare due fonti: i Certificati di Assistenza al Parto "CEDAP" del Ministero della Salute e le Dimissioni dagli istituti di cura per aborto spontaneo dell'Istat. Solo in questo modo è possibile ottenere tutti i casi di morti fetali dalla 22ma settimana di gestazione e avere quindi un indicatore analogo a quello calcolato con i dati del progetto. Le schede di dimissione ospedaliera "SDO" costituiscono una fonte aggiuntiva da cui calcolare lo stesso indicatore per avere un ulteriore termine di confronto. Questa comparazione di indicatori da diverse fonti risulterà estremamente utile per individuare la selezione dei casi da inserire nel calcolo degli indicatori da flussi correnti e validarne qualità e coerenza.
L'ISS "finanziamento CCM - azioni centrali del Ministero della Salute" ha coordinato un progetto pilota per l'implementazione di un sistema di sorveglianza attiva population,based della mortalità perinatale nelle regioni Lombardia, Toscana e Sicilia. L'obiettivo era quello di validare la fattibilità della sorveglianza e rilevare informazioni utili al miglioramento della qualità dell'assistenza alla madre e al neonato e alla riduzione delle morti perinatali evitabili. La rilevazione di tutti i casi di mortalità perinatale identificati nelle regioni partecipanti ha consentito di ottenere stime population,based della mortalità perinatale. I tassi, stimati a partire dai dati raccolti dal 1° luglio 2017 al 30 giugno 2019, sono risultati coerenti con i tassi prodotti dall'Istat. Attraverso audit multiprofessionali e indagini confidenziali ad opera di esperti a livello regionale e nazionale sono state attribuite le cause dei decessi ed è stata valutata la loro evitabilità. La definizione di morte perinatale adottata nel progetto pilota è quella dell'ICD,PM, raccomandata anche dall'OMS che include ogni caso di morte in utero e nato morto a partire dalle 28 settimane di gestazione e ogni caso di nato vivo deceduto entro 7 giorni dalla nascita a prescindere dall'epoca gestazionale. Il progetto ha permesso di definire un modello sostenibile di sorveglianza della mortalità perinatale di interesse per le Regioni e il Ministero della Salute. L'Istituto si prefigge di implementare ed estendere progressivamente all'intero territorio nazionale il Sistema di Sorveglianza della mortalità perinatale, sul modello di quanto già realizzato per la sorveglianza della mortalità materna coordinata dall'Italian Obstetric Surveillance System "ItOSS". Si prefigge, inoltre, di uniformare la definizione di morte perinatale agli standard europei che definiscono la morte fetale a partire dalle 22 settimane e 0 giorni di gestazione anche al fine di tener conto dei più recenti progressi della medicina che hanno aumentato le probabilità di sopravvivenza in età gestazionali sempre più precoci.


