Storie di dati: le trasformazioni delle regioni italiane

Un secolo di cambiamenti demografici, sociali ed economici, raccontato in 20 report territoriali

Le Storie di dati regionali sono una serie di approfondimenti che utilizzano le statistiche ufficiali prodotte nei 100 anni di vita dell’Istat per raccontare in maniera sintetica le trasformazioni demografiche, sociali ed economiche delle regioni italiane, evidenziandone le peculiarità rispetto alle tendenze nazionali. Il nuovo prodotto editoriale, realizzato dalla Direzione centrale del Sistan e territorio dell’Istat, in collaborazione con diverse strutture centrali dell’Istituto, ha finalità divulgative, prestandosi alla lettura anche da parte dei non specialisti, nonché finalità didattiche. Fornisce inoltre spunti di riflessione utili ai decisori pubblici locali, favorendo una conoscenza più approfondita dei territori.

Ciascuno dei 20 report regionali si apre con una breve panoramica del territorio di riferimento. Prosegue col quadro descrittivo del contesto demografico, proponendo l’analisi dell’andamento della popolazione, delle voci del bilancio demografico e dell’indice di vecchiaia. Dedica un’attenzione particolare all’evoluzione storica del livello di istruzione e alla dinamica dell’occupazione.

Ogni report analizza la dinamica del Pil e del Pil pro capite in rapporto al dato nazionale. Descrive la trasformazione della struttura economica dal prevalente carattere agricolo alla progressiva industrializzazione, fino alla successiva affermazione del settore dei servizi, soffermandosi sull’attuale distribuzione degli addetti extra-agricoli nei principali macrosettori economici. Presenta una mappa del grado di fragilità dei comuni, costruita considerando congiuntamente alcuni indicatori elementari, che descrivono le principali dimensioni territoriali, ambientali e socioeconomiche.

Ciascuna storia si chiude con un breve focus sul comune capoluogo di regione, volto a evidenziarne le specifiche dinamiche rispetto agli altri comuni del territorio in termini di popolazione, istruzione, occupazione. 

I report sono corredati da un’ampia appendice statistica, che favorisce i confronti temporali e spaziali, nonché l’analisi a un livello di maggiore dettaglio territoriale.

Attraverso le Storie di dati regionali vengono espresse in termini quantitativi alcune tendenze di fondo spesso note solo in termini generali, come la crescita e l’invecchiamento della popolazione, l’innalzamento del livello di istruzione e la trasformazione della struttura economica. Emergono inoltre alcune curiosità e dettagli meno conosciuti. Ad esempio nel report relativo al Lazio si evidenzia che la popolazione regionale negli ultimi 100 anni è quasi triplicata. Si tratta di un fenomeno riconducibile alla crescita straordinaria di Roma (passata da 650 mila a 2,7milioni di abitanti) che nel 1921 era la terza città in ordine di ampiezza demografica, preceduta da Napoli (860 mila unità) e Milano (818 mila). Nel secondo dopoguerra Roma si caratterizza anche per essere il comune con il più alto numero di laureati, pari al 3,9% delle persone di 6 anni e oltre, una quota di quasi 4 volte più elevata del dato nazionale. 

Nel report dedicato al Trentino-Alto Adige emerge un duplice primato a livello nazionale: la regione presenta il livello relativo del Pil pro capite più elevato, superiore di oltre 40 punti a quello del Paese nel suo complesso, e la più alta speranza di vita alla nascita, pari a 84,8 anni, cresciuta negli ultimi cinquant’anni più di quanto registrato a livello nazionale.

L’analisi incrociata dei dati potenzia il valore conoscitivo dei report. Consente di rilevare, ad esempio, che cento anni fa, la struttura produttiva era ancora fortemente agricola (56% degli addetti a livello nazionale), con sei regioni (Valle D’Aosta, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata) dove la quota di addetti al settore primario superava il 70%. Cinquanta anni fa lo sviluppo industriale era al massimo livello, in particolare in Piemonte, Valle D’Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Toscana, regioni con una quota di addetti al settore secondario superiore a quello del Paese (44% in media). Attualmente la terziarizzazione è così forte che l’incidenza degli addetti oscilla tra il 64% del Veneto e l’83% del Lazio.

L’analisi multi-tematica per lo stesso territorio permette alle Storie di dati regionali, in integrazione con il contenuto delle altre Storie di dati dell’Istat, di definire i principali temi di interesse per le politiche pubbliche di ogni regione. Tra questi l’urgenza di definire strategie di attrazione demografica in chiave antideclino, identificare una nuova politica di welfare rivolta agli anziani, per far fronte al sempre più consistente livello di invecchiamento e impostare un sistema di priorità degli interventi sulla base della mappa dell’indice di fragilità comunale.

Si tratta pertanto di un prodotto editoriale che, prendendo le mosse dalla celebrazione del centenario di attività dell’Istat, diviene uno strumento utile per valorizzare la statistica ufficiale in ambito locale nel solco della rilevanza, condivisione e granularità dei dati.

Alessandro Valentini, Dirigente dell'Ufficio territoriale Istat Area Centro

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