On line il Paper dell'Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (Isfol), che raffronta il periodo prima e dopo la crisi finanziaria (2008 e 2011) proponendo un'analisi e una riflessione sull’impegno finanziario ed organizzativo di alcuni paesi europei negli Spi.
Lo studio, tra l'altro, prende in considerazione i principali paesi dell’area Ue 15, che in generale hanno agito alternativamente sulla spesa dedicata, oppure sullo staff a disposizione. Solo Austria, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Svezia hanno aumentato il proprio sforzo su entrambi i fronti, cui corrispondono, in negativo, Irlanda ed Italia, i quali hanno seccamente de-finanziato gli Spi.
In termini assoluti, sono stati Francia, Germania e Danimarca a finanziare in misura maggiore gli Spi. L'Italia nel 2011, invece, ha investito quasi 200 milioni di euro in meno rispetto al 2008, così come gli altri paesi mediterranei (Portogallo e Grecia) e l’Irlanda, vale a dire i paesi che – più di altri – hanno subito le conseguenze della crisi finanziaria.
l’Italia dedica ai Centri per l’impiego (Cpi) lo 0,03% del Pil, contro una media Ue dello 0,25%, investendo circa 500 milioni di euro, pari quasi alla metà di quanto spende la Spagna e ben distante dai 8.872 milioni della Germania o dai 5.047 milioni della Francia.
Nel nostro Paese il 33,7% dei disoccupati contatta un Cpi e solo il 19,6% si rivolge alle Agenzie per il lavoro (Apl). L’80% mostra comunque una maggiore fiducia nella capacità di “intermediazione” delle reti informali e il 66,6% nella diretta richiesta di lavoro alle imprese.
Dalla ricerca Isfol emerge chiaramente una maggiore capacità di collocazione dei Cpi. Infatti nel 2011 la media Ue a 15 raggiunge il 9,4%, con punte del 10,5% per la Germania e 13,2% per la Svezia. In Italia gli intermediati sono il 3,1% del totale dei dipendenti occupati nell’anno, valore cinque volte più elevato di quello delle Apl.
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