Il benessere lavorativo nella Capitale

Roma Capitale presenta i principali indicatori del 2018

Roma Capitale pubblica una nota sul benessere lavorativo calcolati per la Capitale sono confrontati con i valori calcolati a livello nazionale e regionale del Lazio e con quelli dei grandi comuni italiani, per descrivere il benessere lavorativo a Roma anche come livello di performance in rapporto alle performance dei livelli territoriali sopra-ordinati o delle realtà comunali più affini.

Gli indicatori individuati per l’analisi sono scelti tra quelli del framework del rapporto Bes – Benessere Equo e Sostenibile ufficiale dell’Istat, a partire dal dominio di indicatori definito “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita”. Si tratta di undici indicatori utili a indagare/descrivere gli aspetti della partecipazione al mercato del lavoro, la qualità del lavoro e la valutazione soggettiva degli individui sul proprio lavoro. Alcuni tra gli indicatori selezionati sono inclusi anche nei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals), declinati secondo le direttive dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Gli indicatori della dimensione “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” descrivono, per Roma Capitale, una situazione molto articolata e soprattutto notevolmente diversa se si considera il confronto con la media nazionale e con la media dei grandi comuni italiani. È buona la performance del tasso di occupazione della popolazione in età 20-64 anni, a Roma pari a 70,8, più elevato rispetto al quello laziale, 65,3, a quello nazionale, 63,0, e a quello dei grandi comuni, 63,8.

È buona anche la performance del rapporto tra i tassi di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli, di molto superiore a Roma, 86,2%, rispetto alle altre aree territoriali di confronto e in particolare rispetto al dato nazionale, che si posiziona a circa dieci punti percentuali più in basso. È ancora buono il livello di sicurezza sul lavoro (tasso di infortuni mortali e inabilità permanente per 10.000 occupati) pari a 6,6, contro il 10,6 in Italia e all’11,7 nei grandi comuni. Le prestazioni meno favorevoli descrivono un mercato del lavoro che stenta a trasformare l’occupazione precaria in occupazione stabile (permanenza degli occupati nelle forme precarie di occupazione, circa tre punti percentuali superiore al dato italiano), e che mantiene livelli elevati di sotto-inquadramento lavorativo, pari a 27,2% sul totale degli occupati (in Italia e nei grandi comuni è del 24,6%).

Differenze positive meno marcate, ma sempre riferibili alla peculiarità del mercato del lavoro a Roma rispetto al dato nazionale, si hanno per l’indicatore del tasso di mancata partecipazione, per gli indicatori dell’occupazione nel settore della conoscenza e delle imprese creative, e per l’indicatore relativo alla sicurezza nel lavoro. Andamenti lievemente negativi a Roma rispetto al dato nazionale, invece, si hanno in corrispondenza degli indicatori sulla qualità del lavoro (soddisfazione per il proprio lavoro, insicurezza dell’occupazione, livello delle retribuzioni, part time involontario).

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