Le aspettative per il terzo quadrimestre dell’anno, su un campione rappresentativo di 303 imprese di Roma e provincia, permangono prevalentemente negative, ma si percepiscono deboli segnali di miglioramento.
Questo è quanto rileva lo studio curato da Asset Camera, Azienda speciale della Camera di commercio di Roma con la collaborazione della Luiss Business School e dell’Istituto di ricerca SWG.
L’analisi congiunturale dell’imprenditoria romana ha l’obiettivo di raccogliere e analizzare le aspettative sull’andamento dei principali indicatori economici per definire scenari previsionali dell’economia locale.
La percentuale di imprese romane che prevede un calo del fatturato è ancora alta, circa 52%, ma in diminuzione rispetto ai primi due quadrimestri dell’anno quando le percentuali erano rispettivamente al 70% e 60%. Sul fronte della domanda di lavoro e sui nuovi investimenti si conferma sostanzialmente il dato già riscontrato nel secondo quadrimestre 2013.
Circa il 20% delle imprese prevede di ridurre il numero di addetti a tempo indeterminato, 77% è la quota di quelle che indicano stazionarietà, il 4% parla di un aumento occupazionale. Con una diminuzione di 6 punti percentuali, Il 58% delle imprese dichiara di non pensare a realizzare alcun tipo di nuovo investimento. Rimane negativa anche la visione sulle tre questioni cruciali della gestione finanziaria delle imprese: la disponibilità di finanziamenti dalle banche, il costo del debito con le banche e la riscossione dei crediti.
Passa dal 70% al 20% la quota delle imprese per le quali la situazione economica generale è considerata peggiore o molto peggiore di quella del precedente quadrimestre. Il 50% intravede una situazione analoga, il 19% (con un aumento di quasi 13 punti percentuali) indica un tendenziale miglioramento. Il principale ostacolo alla crescita rimane la debolezza del mercato interno (38% del campione), segue il continuo aumento dei costi di produzione (19%), l’inefficienza della pubblica amministrazione (18,2%) e delle infrastrutture economiche (5,3%).
Il recupero di efficienza e la riduzione dei costi generali si conferma la strategia maggiormente adottata dalle imprese per rispondere alle attuali difficoltà competitive (46,5%), seguita dal miglioramento del “valore” offerto e percepito dal mercato (20,1%). Il 12,2% delle imprese ricorre ad alleanze strategiche mentre il 5,9% punta sul miglioramento della qualità delle risorse umane e il 4% delle imprese dà vita a processi di internazionalizzazione. Solo Il 3% pone l’innovazione al centro del proprio piano strategico. Rimane alta la percentuale di imprese, quasi l’8%, che pensa di arrendersi, indicando come strategia futura la vendita o la cessazione della propria attività.


