La Camera di commercio di Torino pubblica il report annuale, completato da tabelle statistiche, sulle spese delle famiglie torinesi che, in linea con le analisi Istat, monitora i consumi di 240 nuclei residenti. Nella pagina dedicata all'Osservatorio sono disponibili l'infografica, le slide di presentazione e la dashboard dinamica aggiornata con i nuovi dati.
Nel report si legge che nel 2025 si registra una spesa media di 2.616 euro al mese per famiglia, un valore sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (+0,3%) ma che rappresenta il picco più alto dell'ultimo decennio. Il bilancio mensile vede una lieve flessione della componente alimentare, che scende a 403 euro (-1,1% rispetto all'anno precedente), tornando ai livelli pre-pandemia. Al contrario, aumenta la spesa per i beni non alimentari, che raggiunge i 2.213 euro mensili (+0,5%). Questa voce è spinta soprattutto dai costi per la casa: tra affitto, utenze e arredamento, l’abitazione assorbe da sola oltre il 52% del budget non alimentare.
Tra le altre spese mensili, si nota il rilancio dell'abbigliamento e delle calzature (83 euro, con un incremento di 11 euro rispetto al 2024) e la tenuta dei consumi legati al tempo libero, come i pasti fuori casa (95 euro) e i viaggi (118 euro). Tuttavia, questa stabilità dei consumi incide sulla gestione del portafoglio: la quota di famiglie che riesce a risparmiare scende al 16,7% nel 2025 (era il 19,6% nel 2024).
Sul fronte dei luoghi di acquisto, si registra un ritorno ai negozi tradizionali, la cui preferenza sale al 20,9% (era il 17,2% nel 2024), a discapito dei grandi supermercati che scendono al 45,3% (rispetto al 49,9% dell'anno precedente). Cresce inoltre il ricorso agli hard discount (12,6% contro l'11,1%) e prosegue l'espansione degli acquisti online, che raggiungono il 5,6% delle preferenze.
L'analisi evidenzia inoltre come il profilo dei nuclei torinesi sia caratterizzato da una quota di persone sole superiore al 45% del totale, una categoria particolarmente esposta alle difficoltà economiche. In risposta alla pressione sui bilanci, cresce l’attenzione verso lo spreco alimentare: l’85% delle famiglie dichiara di non avanzare cibo grazie a un dosaggio preventivo, limitando le perdite economiche a meno di 10 euro mensili per la stragrande maggioranza dei casi.


